Alla fine, la gente vuole qualcuno su cui votare.

Le cose spesso sono più semplici di quanto le facciamo. Era sabato. Ero in metro, circondato da ragazzi di poco meno di 20 anni, catalani. Parlavano delle elezioni, e un futuro elettore della sinistra catalana stava punzecchiando una ragazza appena conosciuta che affermava di schierarsi con i liberal-conservatori di Ciudadanos. Lei molto carina*, lui chiaramente interessato.

Mi hanno fatto pensare a una cosa. Erano molto vicini a me, e se mi avessero chiesto cosa avrei votato io, la cosa sarebbe passata per il rituale “ehi, io non voto, sono italiano”. Però da lì mi avrebbero sicuramente chiesto chi voterei in Spagna e chi voto in Italia.

Allora ci ho pensato. Per noi italian*, oggi, è molto difficile affermare con una certa tranquillità la nostra preferenza. Non abbiamo qualcuno da sostenere, di cui essere se non fieri quantomeno non del tutto schifati, o schifosi, nel caso quel qualcuno sia Salvini.

Se fossi americano, potrei scegliere fra Sanders e Warren. In Francia avrei Melenchon, e non ci sarebbe alcun problema nel dire di votare Corbyn, se fossi un suddito del Regno Unito. In Italia, le cose sono diverse.

Si, certo. Questo porta ad una maggiore consapevolezza dei limiti della democrazia di rappresentanza, ma indica anche uno stress non da poco. La gente, alla fine, non vuole altro che sapere di potersi affidare a qualcuno che – in qualche maniera – possa pensare alla difesa dei suoi diritti mentre la vita va avanti con i suoi alti e bassi.

A quella risposta, alla fine, prima o poi bisognerà rispondere. In un modo o nell'altro.

*Ovviamente, lo dico assoluto distacco, visto che se avessi fatto qualche cazzata in adolescenza, quella portrebbe essere mia figlia.